Disco di Festo – Museo di Iraklion a Creta

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Disco di Festo – Museo di Iraklion a Creta

Il Disco di Festo è un manufatto in terracotta ancora immerso nella leggenda e nel mistero. Venne rinvenuto durante una spedizione archeologica italiana nel 1907 da due archeologi: Luigi Pernier e Federico Halbherr e l’attribuzione di una data con il metodo stratigrafico lo pone intorno al 1700 a.C.

I misteri che circondano il disco di Festo sono molti, al punto da far protendere alcuni studiosi verso la teoria del falso o della beffa archeologica. La prima particolarità che salta all’ occhio sono le dimensioni del disco: 16 cm di diametro per 16 mm di spessore.

In secondo luogo appare interessante il modo in cui il disco è stato decorato: si tratta di un motivo a spirale che di conclude esattamente nel centro del disco, su entrambi i lati. All’ interno della spirale vi sono riportati 241 simboli divisi in gruppi con delle “stanghette” che chiudono lo spazio di scrittura. Il basso numero di simboli unici, 45 ha fatto ipotizzare un sistema sillabico, resta il fatto che ad oggi, dopo numerosi tentativi, il disco è rimasto indecifrabile.

Ad aumentare il mistero è l’elemento del ritrovamento: il disco venne rinvenuto da Luigi Pernier in una cella di uno dei magazzini del tempio, durante gli scavi nei pressi della città di Festo. L’edificio presenta delle stanze semiinerrate (all’ interno di una delle quali è stato rinvenuto il disco) a cui si accede solo dall’alto. Le stanze sono per lo più spoglie di manufatti preziosi se si esclude il Disco di Festo e un’ altra tavoletta di argilla con scritture in lineare A.

Per concludere il mistero, nelle stanze sono state ritrovate grandi quantità di terra nera e cenere, nonché di ossa bovine bruciate.

I magazzini del tempio, al momento dello scavo, erano crollati, il disco sarebbe stato ritrovato sotto un muro. Alcuni studiosi fanno risalire il crollo ad un terremoto, che secondo alcune teorie è legato all’ eruzione di Santorini, alla distruzione di Cnosso e al mito di Atlantide.

Lasciando la teoria e il mistero, rimane il fatto che i simboli sul disco, paragonabili a geroglifici, sono tutt’ ora non decifrati, mancando altri documenti simili a cui confrontarlo.

Un’ultima curiosità:

I simboli non sono stati incisi, bensì “stampati” sulla creta fresca del disco e l’analisi ha rilevato una serie di “correzioni” da parte del misterioso scrittore. Questo metodo a “pressione” ha fatto ipotizzare anche metodi di stampa a caratteri mobili precedenti al metodo Gutenberg.

Il Disco di Festo è attualmente conservato nel Museo Archeologico di Iràklio.

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